A proposito di Sant'Agnello...

 

Le grotte dell’Area marina protetta

 

Nella Grotta della Cala di Mitigliano, che si estende per 80 metri a poca profondità, si può esplorare il suggestivo mondo delle grotte oscure sottomarine. Vi si osservano rari esemplari di Attinie (Halcampoides purpurea, Telmatactis forskali), Granchi (Herbstia condyliata, Dromia vulgaris) e Gamberi (Palaemon serratus, Stenopus spinosus, Hemimysis speluncula, Lysmata seticaudata, Parapandalus narval). E’ frequente l’incontro con il Re di Triglie (Apogon imberbis), con piccoli esemplari di Corvina (Corvina nigra) e con il Ghiozzo Leopardo (Thorogobius ephippiatus). Non è raro imbattersi nella Brotola nera (Oligopus ater), abitante delle profondità abissali che trova l’habitat ideale anche nelle grotte oscure. Sulle pareti della caverna si possono incontrare colorati Nudibranchi come la Peltodoris atromaculata e la Berthella aurantiaca, colonie di Madreporari (Phillangia mouchezii, Caryophyllia smithi, Cladocora cespitosa), vari tipi di Spugne (Petrosia ficiformis, Cliona celata, Petrobiona massiliana, Spirastrella cunctatrix) nonché rari esemplari di Brachiopodi (Neocrania anomala).

 La Grotta dello Zaffiro e la Grotta dell’Isca: dopo un breve percorso subacqueo attraverso ampie aperture a pochi metri di profondità, si emerge in grandi caverne abbellite da colate di calcare simili a merletti, da stalattiti e stalagmiti di varia forma e colore. Alcune di esse formano colonne di fusione che terminano in laghetti di acqua cristallina sulle quali sott’acqua si sono impiantate Gorgonie (Eunicella cavolinii) e colonie di Margherite di mare (Parazoanthus axinellae).

 

 

I reperti archeologici

 

I fondali della penisola sono ricchi di preziose testimonianze della frequentazione e del commercio antico. Da fonti storiche sappiamo che anche una flotta romana con a bordo Giulio Cesare fece naufragio presso la Punta e che molte navi affondarono.
Numerosi relitti di navi romane e preromane sono localizzati presso la secca in prossimità dell’isolotto di Vetara, ai Galli, alla Punta della Campanella e al largo della costa di Massa Lubrense. Anfore etrusche, ionico-massaliote, greco-italiche, romane, africane e medievali vengono continuamente dragate dalle reti a strascico, oltre a ceppi d’ancora e scandagli in piombo e ancore di pietra. Nei bassi fondali in prossimità degli approdi delle ville romane vi è una gran quantità di reperti e di elementi architettonici in marmo.

 

 

Daniela Esposito

 
 

   

Informazioni turistiche

Escursioni

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