Ogni anno il programma della “Festa del mare” propone ai visitatori tra i tanti percorsi naturalistici sulle colline di Sant’Agnello uno molto speciale ossia quello alla tenuta de “Il Pizzo”. Molti sono coloro che ogni anno partecipano a questa amena passeggiata e ritornano volentieri anche l’anno successivo per “riassaporare” quei profumi, quell’atmosfera che regala l’ambiente. Non ci si stanca mai di ammirare la tenuta con i suoi alberi ben tenuti, la villa, il paesaggio costiero, le barche. Dal belvedere si gode una vista panoramica che invita a riandare col pensiero al passato, alla frenetica attività di cabotaggio che si svolgeva tra le grotte della tenuta e il porto di Napoli, al lavoro di tanti marinai e agricoltori, che traevano il loro sostentamento proprio dal commercio dei prodotti agricoli della Penisola Sorrentina.
Una delle descrizioni che regala un’immagine quasi immutata nel tempo è quella dello scrittore francese Andrè Gide. Egli, infatti, all’inizio del Novecento nel periodo in cui soggiornò in Penisola Sorrentina, tratteggiò la sua visita a “Il Pizzo” in questo modo:
….Di questo giardino-frutteto niente potrà dire il rigoglio, il cupo splendore, la ritmica bellezza, la mollezza… M’inoltrai sotto la volta degli aranceti a metà piangendo, a metà ridendo, come un ubriaco; attraverso il fitto groviglio dei rami a stento s’intravedeva il cielo.Era piovuto; il cielo era ancora grigio; sembrava che la luce provenisse unicamente dall’abbondanza delle arance. Il loro peso incurvava i rami. I limoni, più gracili,più slanciati, avevano meno sfarzo e al tempo stesso più eleganza. In più parti, delle cannicciate di protezione sopra di essi componevano un riparo quasi scuro. Sul terreno, fra i tronchi, di cui il numero, la discreta altezza, l’aspetto tortile e levigato mi ricordavano il sontuoso colonnato della moschea di Cordova, si stendeva ininterrottamente un folto tappeto di ossalici, d’un verde più tenero di quello dei prati, più venato di azzurro, più dolce, più fragile. E, lungo i viali di terra battuta, neri, diritti, regolari, stretti, dove l’ombra, il caldo, l’umidità avevano lasciato crescere in abbondanza il muschio volli camminare a piedi nudi.
Il giardino terminava su una terrazza, meglio su una scogliera a picco sul mare… Su questo tondo di marmo il premuroso giardiniere aveva collocato, per il nostro diletto, delle arance. Queste erano di quattro tipi: alle più grosse, un po’ sciape, dolci come i melloni d’acqua preferii di gran lunga quelle a forma d’uovo, dalla spessa scorza: avevano un sapore etereo… mi piacquero i mandarini, piccoli, duri come mele, dalla buccia verdarancio finissima, come una pelle di guanto…
E dopo una descrizione come questa, chi pensa di perdersi l’opportunità di partecipare all’escursione a “Il Pizzo” ?
Daniela Esposito |